Amedeo Emanuele Tedeschi

Nacque a Torino il 13 marzo1896, figlio di Vittorio Tedeschi e Letizia Sacerdote, venne arrestato a Moncalieri e deportato ad Auschwitz. Non riuscì a sopravvivere. Un altro deportato, Samuel Spritzman, dichiara di aver conosciuto il Signor Tedeschi durante la permanenza nel campo di Bolzano. Egli lo descrive come un uomo di salute molto cagionevole che soffriva di vari disturbi provocati dalle solite condizioni dolorose della vita nei campi di concentramento: cibo insufficiente, mancanza di aria (tre letti in fila uno sopra l'altro), sporcizia, maltrattamenti generali.

 

207 645 Tedeschi Emanuele Amedeo

 

Samuel Spritzman racconta:

 

<<Una mattina del mese di settembre 1944, nella baracca F ove egli era dislocato fu prescelto un certo numero di internati per eseguire un lavoro all'esterno del campo di concentramento. Tale lavoro consisteva nel trasporto del legname di costruzione raccolto (...) in tavolette di peso complessivo superiore ad 85 kg ogni fascina. Il sottoscritto, benché di robusta costituzione ed allenatissimo a lavori del genere in altri campi per lunghi anni, riusciva a mal pena arrivare sul posto destinato e sentiva la schiena letteralmente rotta, non tanto per il peso, quanto anche per la forma del carico. (...) Arrivato il turno del Sig. Tedeschi, egli appena ebbe ricevuto il carico sulle spalle, cadé immediatamente disteso sulla terra, perché la sua costituzione fisica non gli permetteva di sopportare nemmeno un quarto di tale carico.

 

L'SS di guardia non volle assolutamente tener conto di tale impossibilità fisica del Sig. A. Tedeschi e così ebbe inizio una delle più selvagge ed odiose scene alle quali il sottoscritto abbia avuto occasione di assistere durante lunghi anni di permanenza nelle carceri nazi-fasciste. Egli cominciò a dare dei calci al Sig. Tedeschi ed urlare in tedesco che il "maledetto ebreo" per forza doveva eseguire tale lavoro e non doveva fare lo scemo. (…) Egli gridava: "Non posso! Non posso!" il sottoscritto accorse al suo appello di spiegare in tedesco, che egli non era in grado tener su tale carico. Il sottoscritto spiegò in tedesco con la maggior grazia che gli fu possibile (data l'indignazione che soffriva) al SS: "guardate, signor SS, il compagno è pieno di buona volontà, egli vuol lavorare, ma è un po' debole di costituzione. Dategli dei carichi più leggeri e vedrete come egli lavorerà di buona lena". In risposta l'SS prese un frustino da un suo collega e dette una frustata al sottoscritto tra il viso ed il collo facendo una ferita sanguinante. Le sevizie del disgraziato A Tedeschi aumentarono sempre di intensità e di selvaggio furore. (...) Prima fu battuto con frusta poi ricevette colpi con calcio di una rivoltella e minacciato con quella rivoltella. (...) In uno dei ritorni verso il luogo di carico, il sottoscritto vide il disgraziato A. Tedeschi in ginocchio a mani stese in preghiera a gridare: "Pietà, pietà! Prego pietà!" la sua voce era rauca e non aveva più nulla di umano.

 

In un altro dei ritorni verso il luogo di carico, il sottoscritto vide il medesimo seviziatore togliersi il cinturone militare. (...) Presa la cintura in mano, il seviziatore con narici dilatate chi sa, se dal furore o gioia sadica, cominciò a colpire sul viso il disgraziato e la placca metallica come il piombo dei frustini dei cosacchi, lacerava il viso del disgraziato. Tutto il fatto durò tanto tempo quanto durò il trasporto in quella mattina. Fortuna volle allora, che non fu troppo lungo perché se durava ancora pochi minuti, il Sig. A. Tedeschi non usciva vivo da quella prova. L'arrivo di un maresciallo degli SS pose termine alle sevizie, dato che dovevamo rientrare in campo. Non si può descrivere come il disgraziato ha raggiunto in quello stato il campo. Egli perdette i suoi occhiali. Era una larva, un ammasso di carne maciullata per fortuna i medici di campo erano bravi, buoni ed allora godevano di una certa autorità. Il signor Tedeschi fu immediatamente avviato in infermeria. (…) Il sottoscritto rivide il Sig. Tedeschi in seguito nella tradotta nel terribile viaggio verso la Germania. Arrivati a Birkinau nella stessa mattinata dell'arrivo il Sig. Tedeschi fu ucciso e cremato dai Tedeschi nel medesimo campo. Forse qualcuno penserà che il destino è stato questa ultima volta troppo crudele con lui? Il sottoscritto non condivide tale opinione. E' stato meglio per il Sig. A. Tedeschi di finire subito all'arrivo questa terribile prova, alla quale in Auschwitz hanno potuto resistere pochissimi. Egli avrebbe inutilmente sofferto ancora per un certo tempo per finire lo stesso a rimettere la vita.

 

La sua fine non è stata dura. Egli è stato fucilato alla nuca. Quella partita dei nostri compagni di ottobre era troppo piccola per essere sottoposta all'avvelenamento con "Cyclon" (cianuro di potassio in uso a Birkenau). In quel caso venivano fucilati con un colpo solo alla nuca. Così risulta al sottoscritto dalle dichiarazioni di testimoni oculari ebrei facenti parte di "SONDER KOMANDO", cioè la squadra addetta ai forni crematori. In ultimo, il sottoscritto dichiara quanto segue: Il Sig. Amedeo Tedeschi appartiene al gruppo di persone completamente innocenti vittime della barbarie nazifascista. Sono persone che devono essere compatite più di qualsiasi altre. Con questo il sottoscritto desidera dire che non si trattava di un politico il quale è pronto a sacrificarsi per la sua idea e sa verso quale pericolo va e cosa rischia. La ferocia germanica si accaniva tremendamente contro tali vittime innocenti e noi dobbiamo onorarli e stimarli come dei martiri. Il sottoscritto rivolge riverente pensiero al morto, ai suoi disgraziati parenti, ai milioni di vittime simili, israelite e non israelite e loro superstiti parenti.>>

 

Il Sig. Samuel Spritzman aggiunge infine:

 

<<Al ritorno verso il campo nacque un significativo battibecco tra l'SS seviziatore ed un'altra giovane guardia delle SS di origine ucraina. Quest'ultimo ha qualificato in lingua russa il proprio compagno con parole: carnefice, assassino, vigliacco. L'altro lo minacciò con la denuncia alle autorità superiore per eccessiva mitezza d'animo. Ma il giovane non si intimorì e disse: "Tu fai il feroce con i deboli che non possono reagire nemmeno con i pugni, ma non attaccheresti nemmeno un politico disarmato se quello è forte. Sei un vigliacco e finirai come tutti i vigliacchi e chi sa che io stesso non ti farò la festa" ·. Pochi hanno capito le parole, ma il significato delle parole si leggeva nel viso indignato della giovane guardia.>>

 

Questa testimonianza ci aiuta a ricostruire alcuni episodi della prigionia che il Sig. Amedeo Emanuele Tedeschi fu costretto a subire a causa delle sue origini e della sua appartenenza alla fede ebraica. Le parole del Sig. Spritzman ci portano poi a riflettere necessariamente sul mondo dei carnefici, individualità caratterizzate da sensibilità e temperamento diversi e capaci talvolta di analisi critica personale. Il Sig. Spritzman invita alla compassione per le vittime innocenti, possiamo provare compassione anche per i carnefici?